CITTA’ Luoghi racconti e visioni urbane
La dimensione urbana riguarda non solo il 54% della popolazione mondiale che vive in città (e che si prevede sarà il 70% nel 2030) ma anche il restante 46%, che senza abitarci vi lavora, la esplora, la attraversa; e senza poterci andare la immagina e la desidera.

Il fascino delle città sta nel loro essere specchio del mondo. Le città rappresentano infatti l’essenza delle comunità che le hanno costruite e trasformate nel tempo, il condensato della loro storia ed esperienza, dalla scelta del sito, alla fondazione, allo sviluppo delle diverse funzioni urbane. Non c’è modo più immediato, inevitabile e coinvolgente di conoscere una cultura se non immergendosi nelle sue città.
La varietà delle forme e dei paesaggi urbani, di conseguenza, è tale da essere irriducibile ad ogni pur necessaria classificazione. I processi e le dinamiche evolutive degli spazi urbani hanno generato nell’ultimo secolo numerose nuove definizioni: suburbanizzazione, gentrificazione, controurbanizzazione… e le forme che ne sono derivate sono state chiamate di volta in volta metropoli, megalopoli, conurbazioni, regioni-città….e via dicendo, in un dibattito appassionante, mai concluso e strenuamente teso a dipanare un intreccio di concetti che è in se stesso il frutto della complessità della società contemporanea.

Fare chiarezza, anche se provvisoriamente, è tuttavia necessario per interpretare almeno i territori urbani a noi vicini, la Brianza che ospita il Festival, uno degli esempi più interessanti di “città diffusa”, Villasanta, Monza e Milano, cui dedicheremo uno speciale sguardo analitico per capire pro e contro della diversa qualità della vita ai diversi gradi della gerarchia urbana.
Tutto ciò senza perdere di vista, in ottica multiscalare, la dimensione globale. Le città globali sono infatti i fulcri decisionali dell’economia e della politica mondiali, i nodi delle reti di idee e informazioni che avvolgono il pianeta, i crogiuoli dove si innescano le scintille dell’innovazione; e quindi anche i luoghi in cui, inevitabilmente, si manifestano disuguaglianze e conflitti nel modo più evidente e clamoroso. Nel raggio di poche centinaia di metri lingue e religioni diverse, grandi divari di livelli di reddito e accesso alle risorse possono entrare a contatto e scontrarsi; da cui il nascere di nuovi confini, di walled town, di no man’s land, di quartieri cuscinetto all’interno di una stessa città.
Tante sono le domande che porremo ai nostri esperti e testimoni, proprio partendo dalla ricerca dell’essenziale urbano. Che cosa è città, infatti? Sia urbs che civitas: oltre alla soglia demografica, oltre alla cubatura degli edifici, oltre alle case e alle persone, insomma, è la concretizzazione più frequente e normale dell’idea di centralità, fondante dell’identità individuale, e al contempo la dimensione territoriale privilegiata dell’essere insieme. È dunque un luogo dell’anima, e lo è da millenni.

“Stadtluft macht frei” (“L’aria della città rende liberi”) è un motto che risale al Medioevo. Ci chiederemo se questo è vero ancora oggi, o se viceversa la città è il luogo della massima sorveglianza e della massima insicurezza, reale o percepita. Ciò porta inevitabilmente a chiedersi quali sistemi organizzativi, quale governance possono ridurre i peggiori impatti, ambientali e sociali; e parallelamente come le trasformazioni dell’era digitale stanno cambiando la mobilità, il lavoro e il tempo libero, la fruizione dei servizi. E se la città del quarto d’ora è ancora un’utopia, tanti cercano la non-città, trasferendo paradossalmente concezioni del mondo e stili di vita urbani nei territori che un tempo si definivano rurali e che oggi sono scenario di sempre nuove ibridazioni.
Forse, alla fine di questa edizione, saremo d’accordo con quello che Calvino fa dire a Marco Polo ne “Le città invisibili”:
Anch’io ho pensato un modello di città da cui deduco tutte le altre. È una città fatta solo d’eccezioni, preclusioni, contraddizioni, incongruenze, controsensi. […] Dunque basta che io sottragga eccezioni al mio modello, e in qualsiasi ordine proceda arriverò a trovarmi davanti una delle città che, pur sempre in via d’eccezione, esistono. Ma non posso spingere la mia operazione oltre un certo limite: otterrei delle città troppo verosimili per essere vere.”


















































