
Lucia Tozzi intervistata da Tullia Ascari.
L’invenzione di Milano – Culto della comunicazione e politiche urbane (Cronopio, 2023) è un saggio critico che analizza la trasformazione di Milano da città produttiva e sobria a metropoli scintillante e attrattiva, soprattutto a partire dall’Expo 2015.
Secondo l’autrice, questa metamorfosi non è il risultato di cambiamenti strutturali reali, ma l’effetto di una strategia di marketing urbano senza precedenti, che ha spostato risorse da cultura, ricerca e welfare alla costruzione di un’immagine di città globale del lusso.
Tozzi sostiene che questa narrazione, promossa dall’amministrazione pubblica in collaborazione con il capitale immobiliare-finanziario e le istituzioni culturali, ha portato alla privatizzazione degli spazi pubblici e all’espulsione delle fasce più fragili della popolazione. Quartieri popolari sono stati trasformati in zone di lusso, con un conseguente aumento dei prezzi immobiliari e una riduzione dell’accessibilità per i residenti storici.
Il libro evidenzia come la retorica dell’inclusione e della partecipazione sia stata utilizzata per legittimare processi di gentrificazione e di concentrazione della ricchezza. Ad esempio, iniziative come le “Piazze Aperte” hanno spesso favorito interessi privati a scapito del bene comune.
Tozzi critica anche l’adozione di modelli urbanistici ispirati a città come Parigi, New York e Londra, che considera “modelli disumani dell’abitare”, e sottolinea come Milano stia inseguendo, fuori tempo massimo, una traiettoria che ha già mostrato i suoi limiti altrove.
In sintesi, L’invenzione di Milano offre una riflessione profonda sulla trasformazione urbana della città, mettendo in luce le contraddizioni tra l’immagine promossa e la realtà vissuta dai suoi abitanti. È un’opera che invita a interrogarsi sul futuro delle città e sulle politiche necessarie per garantire equità e inclusione.
la foto di copertina è di Marco Crippa del Circolo Amici dell’Arte
























































