Gli Amici della Speranza, guidati dal regista Valerio Bongiorno si sfidano nel mettere in scena una delle opere immortali della nostra tradizione culturale.
Non potevano, come è loro uso, non giocare con ironia il soggetto e ci regalano una storia che da epica si trasforma nel gioco teatrale in tragicomica pur dichiarandone, purtroppo, l’attualità.
Ulisse, reduce dalla più lunga e incasinata guerra della storia, lascia Troia – grande città appena rasa al suolo (…) grazie all’astuzia e pure al suggerimento di una dea a lui affezionata – con l’unico desiderio, come ogni soldato, che sia vincitore o vinto, di tornare a casa, a Itaca, una tranquilla isoletta nel bel mezzo del nulla ma dove stanno gli affetti di una Vita.
Ma il suo GPS è difettoso e gli dei, irritati da un mortale che non ha timore a interpellarli con il Tu, decidono di ‘divertirsi’ alle sue spalle.
Parte così il viaggio più sfigato e pieno di deviazioni mai raccontato.
Incontra ciclopi vegetariani con una dieta a base di compagni di Ulisse, e maga Circe che trasforma gli uomini in maiali (qualcuno direbbe che erano già a metà strada).
Naviga tra sirene tentatrici e Scilla e Cariddi, che sono la versione mitologica dei problemi a doppia scelta impossibile.
Viene ‘rapito’ per amore da Calipso che gli promette, pur di tenerselo tutto per sé, addirittura l’immortalità.
Ulisse si strugge dalla nostalgia e Athena , la dea amica, convince il capo, si potrebbe dire pure il CEO, dell’Olimpo a permettere al nostro il ritorno.
Nel frattempo, a Itaca, Penelope tiene botta con il suo famoso trucco della tela mentre decine di scrocconi banchettano in casa sua.
Dopo dieci anni, finalmente Ulisse – vecchio, stanco, e sicuramente con qualche trauma – sbarca sull’amata isola.
Nessun grattacielo, niente traffico, solo lui, il mare e una lunga lista di pretendenti da massacrare.
Morale? Lasciare una metropoli che si ha distrutta per tornare a una casetta sul mare può essere faticoso, ma con un po’ di astuzia e forse con qualche aiutino si può fare anche se il passato dopo averlo dimenticato ritorna, forse, rendendoci più saggi.. Chissà?



















































