Una città non è una somma di cose. Per Elena Granata la città è un organismo vivo, che vive delle relazioni tra le cose.
La sua qualità emerge dalle connessioni, non dall’accumulo. È una rete di relazioni che genera esperienza, memoria, identità, futuro. Potremmo dire che una città è fatta di tanti edifici, ma tanti edifici non fanno una città.
Anche se la città è fatta di edifici, la semplice somma degli edifici non è sufficiente a costituire una “città” nel senso pieno (sociale, culturale, politico, relazionale).
Se vogliamo comprendere cosa sia una città dobbiamo quindi capire cosa sia quel di più che fa di una somma di edifici in prossimità tra di loro, una vera e propria città.
Una città è fatta di persone. Persone che vivono nello stesso luogo e condividono usi e abitudini e che si riconoscono appartenenti allo stesso spazio esteso: gruppi di persone diventano londinesi, parigine, romane, fiorentine sulla base di una comune appartenenza ad una dimensione fisica e simbolica che le tiene unite.
È la dimensione di prossimità e di appartenenza che determina il carattere e l’organizzazione di una città. E questa prossimità è possibile se viene mantenuta una dimensione di spazio pubblico e collettivo.
La città è quello che accade “tra” una casa e l’altra. Sono le interconnessioni, le relazioni, i legami, a determinare la forma e la vita di una città. Abbiamo sperimentato tutti durante la pandemia cosa diventi una città quando i cittadini vengono “chiusi” nelle loro abitazioni e privati delle piazze, delle strade, dei parchi, delle strade e degli incontri. La loro vita non è più vita, la loro città non è più una città.
la foto di copertina e della galleria fotografica sono è di Marco Crippa del Circolo Amici dell’Arte

























































